domenica 18 maggio 2008

Cercando la Musa I

18 maggio 2008

Il grido di Munch, o quello nella notte. Il sole che filtra dai vetri, diffonde tra le tende bianche e colpisce il dorso della mano che scrive, facendo ombra al pennino. Labbra che si schiudono, morbide e sensuali, in un sorriso beffardo. Il cullare delle onde, di una madre, anzi, no, di un'idea.
Un'ora al giorno per scrivere di tutto questo: un grido silenzioso, mentre invoco nell'ombra la Musa, che si prende gioco di me, godendo dell'angosciosa desolazione che reca con la sua assenza.
Camomillo mi guarda, inghirlandato in quel ridicolo fiocco blu che misi intorno al suo collo pochi mesi fa, quando, ritrovatolo, lo volli di nuovo vicino. E' vecchio, molto vecchio; figlio di un remoto passato, quando tempo e morte erano due concetti lontani e leggeri.
Sul suo pelo, sul naso, nei suoi occhi si leggono i segni inesorabili del tempo. E delle mie attenzioni: una volta, infatti, tagliai con mano imprecisa un ciuffo di peli dal suo cocuzzolo marrone. Io improvvisatomi barbiere e lui, suo malgrado, mio cliente. Avevo pochi anni ed era il mio peluche preferito, l'orsacchiotto Camomillo; di gran lunga il più importante tra il gatto Dormiglione, il coniglio Orecchielunghe, l'elefante Azzurro e tutti gli altri animali che popolavano la mia stanza e il mio immaginario.
Credo, alla fine, che mi abbia perdonato, perché ancora adesso non smette mai di guardarmi sorridente da un angolo della scrivania. Nonostante quel ridicolo fiocco a mo' di cravatta e i segni evidenti di un'antica sforbiciata.