Lorenzo salì sul treno per Torino e si sedette nel primo posto vuoto che trovò. Guardò gli altri passeggeri salire dopo di lui e riempire prima i restanti posti liberi, poi il corridoio fino a quando l'intero scompartimento fu così pieno che non fu più possibile muoversi in alcuna direzione.
Il ragazzo ringraziò tra sé per essere riuscito a sedersi, ma, anziché maledire, come spesso faceva, il degrado ormai sempre più insostenibile delle Ferrovie, sprofondò nel suo sedile, crogiolandosi nel tepore mattutino che gli trasmetteva il cappotto. Guardava i campi induriti dal freddo di fine novembre e gli alberi ormai spogli con sollievo, mentre sentiva le sue dita, intirizzite per la lunga corsa in bicicletta da casa sua fino alla stazione, riacquistare sensibilità.
Quel giorno aveva deciso di non andare all'Università, ma, seguendo un irresistibile bisogno di solitudine, sarebbe andato a sedersi su qualche fredda panchina del Valentino, quel parco sulle rive del Po che lui tanto amava e che diverse volte aveva fatto da piacevole sfondo ai suoi incontri amorosi. Tra le gambe teneva il suo zaino di scuola, semivuoto per lo più, ma aveva comunque dovuto portarselo dietro perché a casa, il suo, sembrasse a tutti un ordinario giorno di vita da studente universitario.
Quel giorno, invece, lui si sarebbe tenuto ben lontano dalle mura di Palazzo Campana, storica sede della Facoltà di Matematica dell'Università degli Studi di Torino alla quale si era iscritto cinque anni prima, terminato il liceo e, invece di scendere, come di consueto, a Porta Susa, avrebbe proseguito fino a Porta Nuova, da dove avrebbe poi preso il tram numero 9, che alcuni suoi amici che studiavano alla Facoltà di Fisica chiamavano, con non poco ironico egocentrismo, "il tram dei Fisici", in quanto faceva capolinea proprio dinanzi alla loro Facoltà e quasi tutti loro lo prendevano ogni mattina.
In realtà il 9, oltre che a Fisica, portava anche al Valentino, costeggiando il parco lungo tutta la sua lunghezza mentre scendeva per corso Massimo d'Azeglio, via, di giorno caotica e molto trafficata, che di notte aveva ormai legato il suo nome alla presenza massiccia di prostituzione maschile e femminile. A dire il vero, tutta la zona di notte si trasformava e lo stesso Valentino, da luogo idilliaco e romantico per innamorati ai primi incontri, ma anche per coppie di lunga data e per studenti in cerca di tranquillità e concentrazione in mezzo al verde, diveniva luogo di incontro preferito per tossicodipendenti e spacciatori, i quali trovavano nel buio e nella grande estensione del parco una facile via di fuga nel caso vi fosse stata una "retata" della polizia.
Lorenzo guardò fuori dal finestrino e cercò di capire perché quel giorno sentiva quel bisogno così forte di riflettere e di cercare quella tranquillità di pensiero che si trova solo quando si è soli. Non era successo niente degno di nota in quei giorni, o meglio, nulla che potesse giustificare quel suo stato d'animo così inquieto, così incostante e sfuggente. Sentiva un sentimento struggente pervaderlo, un misto di malinconia e ispirazione, un confuso collage di sensazioni che si mischiavano dentro di lui e sembravano avvolgerlo tutto. Guardava la campagna gelata, interrotta dai freddi capannoni industriali di metallo e un leggero affanno lo coglieva quando cercava di penetrare l'intangibilità di quel suo stato d'animo. Più che pensieri, i suoi erano flash, fotogrammi che apparivano e scomparivano, alternandosi, ora a ritroso, ora in avanti, nel tempo e nello spazio. Quelle immagini fumose comparivano sotto forma di ricordi, sogni e persone, soprattutto ragazze, giacché sapeva che ciò che provava era dovuto quasi certamente a una ragazza. Non di quelle con cui era già stato, altrimenti se ne sarebbe accorto sul momento, ma era quasi certo che si trattasse di una ragazza conosciuta di sfuggita o forse solo vista per pochi, pochissimi istanti. Un incrocio di sguardi, un contatto involontario o magari il ricordo di un profumo lontano in mezzo ad altri mille dovevano avere lasciato dentro di lui un segno nascosto, come un seme ben coperto sotto la terra, che ora stava germogliando senza che lui sapesse a chi apparteneva.
Mentre era completamente assorbito in questi suoi pensieri, lo sguardo si posò sul passeggero seduto di fronte a lui. Era una ragazza e, probabilmente, lo stava guardando da un po', sicuramente incuriosita dal singolare atteggiamento che teneva il suo compagno di viaggio.
Lorenzo si rese conto di non avere fatto nulla per non fare trasparire le sue ansie e con una punta di leggero imbarazzo sorrise alla ragazza.
Tornò a fissare fuori dal finestrino, ma ormai il flusso di coscienza era stato interrotto e non riusciva più a riprendere il filo, la sua concentrazione era venuta meno e, inoltre, c'era qualcos'altro lo incuriosiva. Dopo pochi istanti, alzò nuovamente lo sguardo di fronte a sé: la ragazza adesso stava guardando fuori dal finestrino, mentre tra le mani teneva un minuscolo lettore MP3 dal quale partivano i due fili degli auricolari che si inerpicavano sparendo sotto la giacca fino a spuntare dal colletto, sotto il mento, laddove si dividevano, andando a nascondersi l'uno a destra e l'uno a sinistra sotto i capelli biondo scuro che giungevano quasi alle spalle. A ripensarci, quella ragazza, la vedeva spesso in treno e ma solo in quel momento l'aveva guardata con attenzione: c'era qualcosa di strano in lei e in un certo senso si percepiva un visibile contrasto, osservandola. Bella? Forse, ma chi poteva dirlo, dal momento che sembrava nascondersi dietro dei vestiti poco vistosi e un trucco quasi inesistente. La sua età, poi, anche quella era incerta: forse andava all'Università, ma non c'era sicurezza alcuna, se non il fatto che andasse regolarmente a Torino da un paese limitrofo. A ben pensarci poteva anche frequentare un liceo di Torino, ma gli sembrava poco probabile, dal momento che avrebbe potuto scegliere una scuola superiore anche nel suo paese. Apparentemente impassibile, avevi la sensazione che nulla le sfuggisse di ciò che le stava intorno e le cuffie alle orecchie non sembravano il reale centro della sua attenzione. Ogni tanto schiacciava qualche pulsante a caso, fingendo una concentrazione innaturale sul suo lettore.
D'improvviso Lorenzo ebbe la chiara e netta sensazione che la ragazza, seppur senza darlo a vedere, fosse concentrata su di lui.
Proprio mentre stava pensando questo, lei si voltò a guardarlo come disturbata da quello sguardo indagatore e lui si ritrovò nuovamente con l'imbarazzante sensazione che lei gli avesse potuto leggere nel pensiero anche stavolta.
venerdì 7 dicembre 2007
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