lunedì 8 ottobre 2007

Il meraviglioso viaggio di Coracalì - Uno strano incontro I

Passarono i giorni e la piccola viaggiatrice si teneva stretta sul dorso dell'animale. Quando aveva fame, fischiava tre volte e il vento le portava bacche, foglie e piccole larve di cui cibarsi. Di notte dormiva sulla groppa dell'animale, il quale avanzava senza sosta lungo la via lasciata libera dal mare.
Se in un primo momento si era sentita felice ed eccitata all'idea di raggiungere quei luoghi a lei sconosciuti, quando invece si accorse che l'isola in cui aveva sempre vissuto non era più visibile dietro di lei e all'orizzonte ancora nessuna nuova terra era comparsa, si rese conto che si sarebbe trovata ben presto sola e che non sarebbe stata più protetta da quel nido, stretto, certo, ma anche sicuro e accogliente, dal quale proveniva.
Una notte Coracalì guardò l'infaticabile bestia sulla quale era seduta: «Fermati!» gli ordinò. Immediatamente si fermarono. «Perché ci siamo fermati?» chiese l'animale. La bambina dagli occhi indecisi si voltò a guardare il mare dietro di lei, che si era aperto per consentirle il passaggio. Rivolse poi il suo sguardo alla luna, che, argentea, rischiarava vigile il percorso e lasciò che una brezza leggera le scompigliasse i capelli d'oro. Infine, accarezzò il dorso del suo accompagnatore: «Non sono sicura di voler davvero lasciare l'isola».
Rimasero in silenzio dov'erano per un tempo indefinito. Coracalì era disorientata: sapeva che avrebbe dovuto scegliere da sola se proseguire o tornare indietro. Era curiosa di conoscere quel mondo così affascinante al di là dell'orizzonte, ma al tempo stesso era spaventata da ciò che avrebbe potuto trovare laggiù. Sentiva forte il richiamo dell'avventura, della conoscenza, ma voltandosi indietro avvertiva anche una dolorosa fitta che la faceva indugiare e percepiva come una perdita il suo allontanamento dall'isola e dalle sue ali rassicuranti e protettive.
Dopo un po' di tempo che era assorta nei suoi pensieri, le sembrò di sentire un suono lontano. Si concentrò per ascoltarlo meglio e si accorse che quel suono indistinto era diventato una voce cantilenante, che si avvicinava sempre più.
«... di animali fantastici e luoghi misteriosi sto per raccontarvi. Le virtù di eroi e liocorni esalterò, riportando alla memoria esemplari vicende ormai dimenticate. Gli abissi dell'animo saranno vostri, se vorrete conoscere che cosa si annida nella notte tra le vie della Grande Strada. Con storie di speranza riempirò le vostre orecchie; con le terrificanti vicende di Grundor ecciterò la vostra paura. L'emozione di una bella storia non ha prezzo, e il suo valore sarà tanto più alto quanto più sarete generosi. Perché io sono il grande, immenso, sconfinato cantastorie Ugo il paguro e dentro questa conchiglia porto con me la storia che vorreste sentire adesso.»
Coracalì si guardò intorno. La voce diventava sempre più vicina e più chiara. Guardando bene tra i sassi, i resti di alghe e la sabbia, la bambina dagli occhi curiosi notò una piccola conchiglia arrotolata a spirale che avanzava trascinandosi sul fondale asciutto del mare.

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