sabato 13 ottobre 2007

Il meraviglioso viaggio di Coracalì - Uno strano incontro II

Coracalì si chinò, con il naso quasi appiccicato a terra e rimase lì a fissare quella misteriosa conchiglia parlante venire verso di lei fino ad urtare proprio la punta del suo naso.
Timidamente la conchiglia si sollevò un poco e dall'apertura si affacciò uno strano animaletto, così piccolo e debole a vedersi da sembrare impossibile che fosse stato lui a parlare con tanto vigore fino a poco prima. Si guardarono curiosi per qualche istante in silenzio. Poi, la bambina lo anticipò: «Hai una storia anche per me?»
Ugo, il paguro, la scrutò con attenzione, gongolò, nicchiò e infine rispose: «Mi spiace, ma non credo che tu abbia nulla da darmi che mi interessi.» Si ritirò nel suo guscio e ricominciò ad avanzare strisciando, riprendendo la sua cantilena da dove era stato interrotto.
«Non ho niente da darti, ma se vuoi puoi venire ad abitare nella mia isola dove troverai tanti animali che vorranno sentire le tue storie» incalzò la bambina, trotterellandogli intorno.
Senza fermarsi, la conchiglia rispose: «Mi spiace, ma è troppo lontana e poi là non capirebbero le mie storie, perché non hanno mai visto la Grande Terra al di là dell'orizzonte.»
«Arrivi dunque da laggiù, tu? Io sto andando là e non ci sono mai stata. E' ancora molto lontana?» chiese meravigliata Coracalì. Vide la conchiglia sollevarsi leggermente, mentre avanzava: «Lascia perdere e non ci andare. Sei troppo piccola e finiresti solo per perderti per sempre.» disse l'animaletto dopo averla guardata dalla fessura.
«Non con un buona guida» ribatté pronta e allusiva la bambina dai capelli d'oro.
Quel singolare guscio mobile stavolta si fermò e si girò verso di lei: «Che cosa intendi dire?» chiese Ugo il paguro, uscendo fuori per più di metà dalla sua corazza protettiva.
«Che forse potresti accompagnarmi in quel luogo così nuovo per me, ma a te assolutamente familiare, in cambio di una conchiglia nuova più comoda e spaziosa.» disse Coracalì, sventolando una bellissima conchiglia appesa alla collana che portava al collo.
Ugo il paguro restò in silenzio a pensare, mentre la bambina lo guardava speranzosa.
«Avrei proprio bisogno di una casa nuova. Questa ormai è vecchia, anzi logora e quando piove entra acqua. Ma continuo a pensare che tu sia troppo piccola per andare nella Grande Terra. Comunque...» proseguì «penso che se io venissi con te avresti qualche possibilità in più di cavartela.»
«Dunque accetti?» domandò ansiosa Coracalì. «Accetto» le fece eco il paguro «ma viaggerò già da adesso comodamente alloggiato nella conchiglia della collana che mi hai promesso.»
La bambina con gli occhi ridenti fece salire Ugo il paguro sulla sua mano e lo sollevò fino all'altezza della collana, lasciando che prendesse posto dentro la sua nuova casa.
Poi montò in groppa e si strinse di nuovo forte all'animale che l'aveva accompagnata fin lì e gli sussurrò: «Andiamo. La Grande Terra ci aspetta».
Mentre partivano, abbassò lo sguardo verso Ugo il paguro, che, affacciato dalla sua collana, si stava godendo quel nuovo modo per lui di vedere il mondo dall'alto, e sorridendo disse: «Adesso me la racconti una storia?»

giovedì 11 ottobre 2007

Citazioni I


Veder cadere una foglia d'autunno è sempre una sensazione nuova. Pur fissando il ramo, non scorgi perché si stacca, né l'attimo preciso in cui lascia la vita.

Emiliano Rolla

lunedì 8 ottobre 2007

Il meraviglioso viaggio di Coracalì - Uno strano incontro I

Passarono i giorni e la piccola viaggiatrice si teneva stretta sul dorso dell'animale. Quando aveva fame, fischiava tre volte e il vento le portava bacche, foglie e piccole larve di cui cibarsi. Di notte dormiva sulla groppa dell'animale, il quale avanzava senza sosta lungo la via lasciata libera dal mare.
Se in un primo momento si era sentita felice ed eccitata all'idea di raggiungere quei luoghi a lei sconosciuti, quando invece si accorse che l'isola in cui aveva sempre vissuto non era più visibile dietro di lei e all'orizzonte ancora nessuna nuova terra era comparsa, si rese conto che si sarebbe trovata ben presto sola e che non sarebbe stata più protetta da quel nido, stretto, certo, ma anche sicuro e accogliente, dal quale proveniva.
Una notte Coracalì guardò l'infaticabile bestia sulla quale era seduta: «Fermati!» gli ordinò. Immediatamente si fermarono. «Perché ci siamo fermati?» chiese l'animale. La bambina dagli occhi indecisi si voltò a guardare il mare dietro di lei, che si era aperto per consentirle il passaggio. Rivolse poi il suo sguardo alla luna, che, argentea, rischiarava vigile il percorso e lasciò che una brezza leggera le scompigliasse i capelli d'oro. Infine, accarezzò il dorso del suo accompagnatore: «Non sono sicura di voler davvero lasciare l'isola».
Rimasero in silenzio dov'erano per un tempo indefinito. Coracalì era disorientata: sapeva che avrebbe dovuto scegliere da sola se proseguire o tornare indietro. Era curiosa di conoscere quel mondo così affascinante al di là dell'orizzonte, ma al tempo stesso era spaventata da ciò che avrebbe potuto trovare laggiù. Sentiva forte il richiamo dell'avventura, della conoscenza, ma voltandosi indietro avvertiva anche una dolorosa fitta che la faceva indugiare e percepiva come una perdita il suo allontanamento dall'isola e dalle sue ali rassicuranti e protettive.
Dopo un po' di tempo che era assorta nei suoi pensieri, le sembrò di sentire un suono lontano. Si concentrò per ascoltarlo meglio e si accorse che quel suono indistinto era diventato una voce cantilenante, che si avvicinava sempre più.
«... di animali fantastici e luoghi misteriosi sto per raccontarvi. Le virtù di eroi e liocorni esalterò, riportando alla memoria esemplari vicende ormai dimenticate. Gli abissi dell'animo saranno vostri, se vorrete conoscere che cosa si annida nella notte tra le vie della Grande Strada. Con storie di speranza riempirò le vostre orecchie; con le terrificanti vicende di Grundor ecciterò la vostra paura. L'emozione di una bella storia non ha prezzo, e il suo valore sarà tanto più alto quanto più sarete generosi. Perché io sono il grande, immenso, sconfinato cantastorie Ugo il paguro e dentro questa conchiglia porto con me la storia che vorreste sentire adesso.»
Coracalì si guardò intorno. La voce diventava sempre più vicina e più chiara. Guardando bene tra i sassi, i resti di alghe e la sabbia, la bambina dagli occhi curiosi notò una piccola conchiglia arrotolata a spirale che avanzava trascinandosi sul fondale asciutto del mare.