venerdì 14 settembre 2007
L'Età dell'oro - Capitolo IV - "I nuovi compagni"
da "Le mie memorie liceali: amori e storie di Francesco Salviati"
Fin dai primi giorni di ginnasio, forse per quel senso di solidarietà che si viene spesso a creare quando si è in minoranza (eravamo in classe con ben tredici ragazze), i miei unici due compagni maschi e io legammo molto. In particolare, un collante straordinario si era dimostrato il nostro comune interesse per le ragazze. Della classe prima di tutto, ma in generale finivamo spesso per aggirarci nei corridoi del liceo, durante l'intervallo o nelle ore "buche", alla ricerca di quelle gratificazioni contemplative inscindibilmente legate alla visione di una bella ragazza.
A ripensarci dovevamo sembrare piuttosto goffi e con non poca frivola ingenuità, ma ogni volta che un culetto sodo avvolto in pantaloni così stretti da potercisi specchiare, oppure una maglia attillata dal tessuto così fine da sembrare una seconda pelle, o anche solo un bel viso con trucco "bamboleggiante" catturavano la nostra attenzione, non potevamo fare a meno di trastullarci in quella sorta di masturbazione mentale collettiva.
I miei nuovi compagni erano decisamente diversi, sia per costituzione, sia per carattere. Diego, alto e energico, era anche impulsivo e con una fantasia particolarmente dotata nel creare fantasmagorici intrecci amorosi, ad alto tasso fisico, tra noi e le ragazze al centro delle nostre attenzioni. Lui ed io avevamo instaurato un rapporto esuberante, che non lesinava i pugni di sfida (venivano dati sulle spalle a turno e vinceva chi resisteva di più) e che ci portava spesso a competere in tutto: dalla corsa durante la lezione di Educazione fisica, ai voti dell'ultima versione di latino. Con il tempo si sarebbe poi creata un'intensa e sincera amicizia, ma troppo immatura per andar oltre l'inizio della prima liceo: anno, a partire dal quale incominciai ad avvicinarmi sempre di più a Emilio, l'altro mio compagno, scoprendo con quest'ultimo un'incredibile affinità per sensibilità, interessi e predisposizione alla riflessione. Lui al contrario del primo, non superava il metro e settanta, era di indole tranquilla e molto spesso assumeva comportamenti che dall'esterno lo facevano sembrare il vero e proprio prototipo del "gran bastardo": cinico, che pensa al suo interesse, usando cose e persone come mezzi. Con il tempo credo che in parte cambiò lui e in parte io imparai a conoscerlo e ad apprezzare ciò che più ci accomunava. Diego ed Emilio si distinguevano anche nei gusti femminili o meglio sulle parti che preferivano maggiormente delle ragazze: se l'uno era fortemente influenzabile da un bel "balcone fiorito", il secondo amava concentrare le sue attenzioni sui fondoschiena ben proporzionati che sfilavano sotto il suo naso.
Memorabili erano i nostri lunghi, interminabili discorsi sulle qualità "a posteriori" della Giulia, Alessandra o Manuela di turno, paragonate alle virtù dirimpettaie di quella-della-3B-Scientifico, che però non potevano competere con quanto erano "bone" Anna, Alessia e Federica. Erano parole, solo parole, inconcludenti parole, per lo più frutto di un'osservazione platonica dell'universo femminile, e come tali si alimentavano di fantasie e castelli di carta. Ma quelle lunghe discussioni costituirono anche il primo tentativo di conoscenza, scoperta e classificazione razionale dei miei rapporti con l'altro sesso. A questi discorsi devo la nascita in me dei primi embrioni di idea dei differenti tipi di bellezza femminile, del concetto di seduzione e della distinzione tra sesso e amore: tutte riflessioni che mi avrebbero accompagnato, crescendo in complessità e perfezionandosi gradualmente, negli anni a venire.
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