La ragazza lo stava aspettando in piedi, vicino alla panchina. Non riusciva a sedersi e una sottile agitazione pareva scorrere in quella figura esile e dall'aspetto curato. Non un cenno degli occhi, non uno scatto delle sopracciglia o un'improvvisa contrazione delle mani tradiva il suo stato d'animo, ma un uomo di mezz'età e una giovane donna che passarono davanti alla panchina non poterono fare a meno di voltarsi in direzione della ragazza. Perché quella giovane, così sola, carina e rilassata, emanava in realtà una tensione palpabile e quella tempestosa impassibilità, in cui si avvolgeva, irradiava nell'aria un insieme di emozioni contrastanti e in logorante lotta tra loro.
Se, abbandonando per un attimo i propri progetti e pensieri quotidiani, qualcuno di quei frettolosi passanti si fosse fermato a osservare meglio, avrebbe potuto anche capire che la fanciulla stava aspettando una persona, probabilmente un ragazzo e che forse era anche al suo primo appuntamento con lui. Si sarebbe poi avveduto dal suo contegno che non era certamente un'ingenua fanciulla al suo primo incontro galante, ma che questa volta quella tensione, mascherata così bene, non era dovuta solamente alla concentrazione per esprimere il meglio di sé stessi durante l'incontro, ma anche alla sottile inquietudine di chi non sottovaluta la persona che sta per vedere. Era una cacciatrice, di questo era facile accorgersene, abituata a controllare ogni sua mossa con precisione e sempre decisa nel guidare il corso degli eventi e far sì che prendessero la piega che desiderava. Ma questa volta, evidentemente, sapeva che sarebbe stata una partita dura, condotta forse da pari a pari e dalla quale non era sicura di uscire vincitrice.
Lorenzo era in ritardo di diciotto minuti. Poteva permetterselo e al suo arrivo non si sarebbe giustificato. Mai l'aveva fatto e non l'avrebbe fatto neanche stavolta, sebbene sapesse che chi lo aspettava era assai più temibile di tutte le sciocche e ingenue ragazze di cui amava circondarsi. Ma sapeva anche che mai lei lo avrebbe chiamato dicendogli di fare in fretta, perché lo stava aspettando.
La partita era già cominciata e lui doveva giocarla al meglio per evitare che questa volta la preda si trasformasse in cacciatrice.
Era pomeriggio inoltrato e i raggi del sole, ormai prossimo al tramonto nel giro di un paio d'ore, giungevano filtrati da strati di nuvole opache, rendendo la giornata dai colori indefiniti e incerti. La ragazza lo vide arrivare da lontano, ma non si mosse, limitandosi a seguire con gli occhi quel suo incedere verso di lei con passo tranquillo e volutamente curato, in modo da risultare del tutto personale. Si accorse che il ragazzo controllava anche ogni più piccolo gesto e non lasciava trapelare nulla di ciò che in quel momento attraversava la sua mente. Era vestito in modo impeccabile, ma risultava di una naturalezza e una semplicità piacevolmente disarmanti. E allora capì perché lui era per gli altri ciò che era. "Ars est celare Artem", disse a sé stessa e il suo compagno di uscita in quel momento era la personificazione dell'essenza di quella frase.
«A donne non se la passava molto bene, ma certe sue poesie sono dei veri capolavori.» Quelle prime parole di lui le giunsero del tutto inaspettate, facendola trasalire.
«Di chi?» chiese. E come parlò si accorse di aver parlato stupidamente, mostrando la sua sorpresa e sapendo già a chi si riferiva.
Egli controllò il brivido di autocompiacimento in un sorriso appena accennato e con tono di ovvietà disse:
«Petrarca, no?! La vera Arte è nascondere l'artificio... l'hai sussurrato un attimo fa mentre stavo arrivando.» continuò con aria complice «Anche se, forse, leggendo alcuni suoi sonetti, era più facile a dirsi che a farsi...»
Nonostante l'effetto sorpresa l'avesse del tutto spiazzata, la ragazza acquisì nuovamente la compostezza necessaria a non far trasparire lo stupore per il fatto che il giovane le avesse letto le labbra. E fece capire al ragazzo, deluso per l'inaspettata mancanza di attenzione verso questa sua abilità, che non sarebbe stato facile mettere a segno un nuovo colpo.
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