giovedì 16 agosto 2007
L'Età dell'oro - Capitolo II - "Pagina di un diario di mezza estate"
Ventimiglia, lì 29 giugno 199...
Caro Diario,
è da molto tempo che non scrivo e non ti dedico le dovute attenzioni, riempiendoti con i miei soliti piccoli disegni, i biglietti usati del cinema o, ancora, riportando sulle tue pagine le mie canzoni preferite scritte di mio pugno, quando ormai le puoi trovare e comodamente stampare ovunque su Internet. E anche stavolta non riuscirò a decorarti come vorrei, ma, per tranquillizzarti, sappi che disegno ancora, vado sempre al cinema e continuo ad ascoltare ogni mattina le canzoni che amo.
Sai, caro diario, ho riflettuto molto in questi giorni. Su di te, oltre che su molto altro. Innanzitutto mi sono accorta che non hai un nome, ma a questo provvederò fra poco. Poi ho pensato a quali siano le motivazioni che mi portano a rovesciare i particolari più intimi e nascosti della mia vita, dei miei pensieri fra la tue pagine e se effettivamente sia poi così salutare fermare certi ricordi, certe emozioni, certi avvenimenti su un foglio che ne porterà sempre il segno insieme al mio cuore.
Infine, so che ti sembrerà banale, caro diario, ma ho pensato anche al sesso. Il tuo, naturalmente: cioè se tu sia maschio o femmina. Non è così irrilevante per me saperlo. Non si parla, infatti, a una donna come si parlerebbe a un uomo. E, nota bene, il mio non è un giudizio di qualità, bensì di natura relazionale. Una donna è più sensibile ad alcune sfumature che a un uomo inevitabilmente sfuggono, mentre, viceversa, con un diario "maschio" potrei sentirmi capita più facilmente su certi argomenti per i quali un'altra donna non potrebbe fare a meno di giudicarmi. Inoltre con il sesso opposto si può avere una visione più chiara di come funzionano alcuni meccanismi della psiche maschile, anche se la complicità tra simili che si può avere tra due donne è impossibile da ricreare in un'amicizia eterosessuale.
Alla luce di queste piccole considerazioni ho pensato per te, non senza una discreta dose di fatica, a un nome "doppio", sia maschile che femminile, ma che è anche uno tra i nomi più comuni qui da noi. Se fossimo in America, infatti, sarebbe stato più facile, perché lì vanno molto di moda i nomi unisex, come Alison, Jackie, Angel, Skylar, ma qua in Italia sono meno diffusi. Ho optato per questa soluzione perché un buon diario, come sei sempre stato tu, deve avere entrambe le identità, per poter essere completo e ascoltare tutto secondo le due prospettive differenti. Ho deciso che ti chiamerò Andrea. Contento? Io abbastanza. A dire il vero, continuo sempre a considerarlo un nome tipico maschile, ma so che si può usare anche per le ragazze e mi abituerò all'idea che tu, caro Andrea, rechi in te tutto ciò che serve a un buon confidente di sesso maschile, insieme alle doti migliori della mia migliore amica.
So che l'hai notato, anche se non hai voluto chiedermi niente, aspettando che fossi io ad arrivarci. E' vero: oggi parlo molto, ti vezzeggio, sembro allegra e rilassata, ti scrivo con il sorriso e invento per te addirittura un nome giustificandolo con un'apologia degna del miglior sofista, mentre evito accuratamente di parlar di me. E' una forma di autodifesa credo. Molte volte si ha paura a confessare certe cose a una pagina bianca, perché non si trova il coraggio neanche per confessarle a sé stessi.
Potrei raccontarti che cosa ho fatto in questi giorni di assenza cartacea. Potrei dirti che sono andata a mare, che sono stata promossa con una media alta, che ho incontrato finalmente dei nuovi amici con cui passo le lunghe giornate in spiaggia e esco la sera. Potrei scriverti qualche poesia che ho composto recentemente o raccontarti che sono addirittura andata a teatro e che mi è anche piaciuto molto, tanto che a settembre farò l'abbonamento per cinque o sei spettacoli. Ancora potrei elencarti le numerose disavventure che mi sono capitate quando siamo andati in barca con amici dei miei e di quando abbiamo organizzato uno di quegli scherzi in stile Candid Camera da sbellicarsi dalle risate. Ma non potrei ingannarti: forse tu non mi diresti niente e faresti finta che sia tutto qui per non darmi un dispiacere, ma sapresti bene che non è questo quello con cui vorrei riempire le tue pagine.
C'è un ragazzo. Viene a scuola da me, anche lui al classico, ed è un anno più grande di me. Il prossimo anno farà l'ultimo anno di liceo ed è anche bravo a scuola. Ma non è questo quello che conta. Quando lo vedo mi sento come mai mi ero sentita prima. Tutte quelle belle parole, forse oggi sentite come un po' ovvie e banali, dove la lingua si secca, il sangue ribolle e la sensazione di peso sullo stomaco che ti pervade, fanno quanto mai al caso mio. E' strano a dirsi e, a dire il vero, non lo so neanche io come sia possibile. Sono sempre stata così fredda, così poco incline al fascino dell'altro sesso e non sono preparata ad affrontare questa tempesta che mi ha colto di sorpresa come una barca a vela in mezzo a un uragano.
Come se non bastasse, io e lui non ci siamo mai parlati e forse non sa nemmeno che esisto, anche se su quest'ultimo fatto probabilmente mi sbaglio, dal momento che passa come noto amante dei favori di noi giovani e ingenue fanciulle e io, modestia a parte dal momento che siamo solo io e te a parlare, non sono così brutta da passare inosservata. Forse avrà fatto qualche commento su di me, senza mai prendere però sul serio l'eventualità di conoscermi, distratto dalle altre ragazze ben più espansive e disinvolte di me. Ma forse, e al solo pensiero mi si stringe il cuore, non mi ha davvero mai notata o non gli sono mai piaciuta fin dall'inizio.
Non so più cosa pensare, sono qui al mare da due mesi, ma non riesco a togliermelo dalla testa. Sai, caro Andrea, dicono anche che ami uscire e parlare a lungo di Arte, Filosofia e di molti temi che piacciono anche a me. Dicono che affascini coi suoi discorsi, che sappia rendere affascinante e divertente anche il più noioso degli argomenti e che sa ascoltare anche che cosa ha da dire l'altro, dote molte rara e quanto mai apprezzata da noi ragazze. A dire il vero credo che lo faccia più per impressionare la fortunata del momento e per autocompiacimento nel sentirsi parlare, vedendo qualcuno, meglio dire qualcuna, che pende dalle sue labbra. In ogni caso, potrebbe anche essere sincero e io non lo potrò sapere fino al prossimo anno. Anzi, forse non lo saprò mai, perché non avrò mai la possibilità di uscire con lui.
Mia mamma mi sta chiamando per la cena. Arrivo, mamma!
Invece mi piacerebbe restare ancora qui con te a raccontarti di lui e di tutto quello che ho pensato in questi giorni. Ho un disperato bisogno di qualcuno come te, caro Andrea, a cui raccontare almeno una minima parte dei miei pensieri, perché stanno diventando un peso troppo grande da portare da sola, accresciuti dal sapere che non potrò rivederlo fino a settembre. Ora vado a mangiare e poi torno a scrivere.
Mi ha fatto bene scriverti di lui, anche se, in fin di conti, non ti ho scritto quasi niente. Mi sento un po' meglio. Scrivere mi aiuta a rimettere a posto le idee e forse a capire davvero che cosa penso. In questi giorni ti tormenterò spesso (devo farmi anche perdonare per questi mesi di assenza) e ti ringrazio per la tua infinita pazienza, o forse è meglio dire muta rassegnazione, che dimostri sempre, ascoltandomi e conservando per te tutto quello che ti dico.
Mia mamma mi ha di nuovo chiamato. Ho finito mamma! Vengo!
Ci sentiamo dopo.
Un mega bacio cartaceo.
P.S.: si chiama Alessandro!
Martina
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