Si risvegliò in piena notte e guardò con sollievo il cielo sopra di lei, illuminato dalla fioca luce delle stelle, ascoltando lo sciabordio delle onde. Poi vide la luna, la cui luce spargeva un tenue chiarore nell’aria permettendo di distinguere le forme degli alberi e delle rocce circostanti e il cui disco argentato si rifletteva sulla superficie limpida della grande distesa salata.
La invocò: «Tu, che puoi regolare l’altezza delle acque, aprimi una strada asciutta sul fondo del mare, fintanto che io non abbia raggiunto le terre al di là dell’orizzonte». Ma la luna restò impassibile a rischiarare la notte.
Coracalì la chiamò di nuovo, poi un’altra volta e molte altre volte ancora. La supplicò talmente tanto, che alla fine la luna rivolse i suoi raggi diafani e argentei verso di lei e le parlò: «Vuoi davvero andare in quel luogo così lontano? Il mondo che tu cerchi è pericoloso, invece, qui, l’isola continuerebbe a proteggerti, a prendersi cura di te senza farti mai mancare nulla, a farti crescere felice. Sei davvero sicura di voler lasciare tutto questo per un mondo che non conosci?».
La bambina dalle mani di seta lasciò che la luce della luna si posasse sul suo viso, guardandola negli occhi. Rispose: «So che questa è l’isola che mi ha fatta crescere, proteggendomi, prendendosi cura di me, senza mai farmi mancare nulla. E non lo dimenticherò». Proseguì: «Porterò sempre nel mio cuore il luogo dove ho vissuto finora e forse un giorno tornerò qui, ma, adesso, se davvero quest’isola vuole la mia felicità, deve darmi la possibilità di partire, per conoscere quel mondo tanto lontano e misterioso».
La luna, ascoltate quelle parole, sorrise: «Se è davvero questo, quello che vuoi, così sia. L’isola ti aiuterà a trovare ciò che cerchi. Ora dormi e domani troverai la strada libera per poter partire».
Coracalì si distese sul letto di foglie galleggianti e si addormentò, sprofondando in un lungo sonno senza sogni.
Il mattino dopo Coracalì si risvegliò a fianco dell’animale più forte dell’isola, che la guardava e sembrava aspettarla. «Ti accompagnerò sul mio dorso fino a dove le mie forze me lo consentiranno» disse la bestia.
La bambina che parlava alle foglie si voltò e vide di fronte a lei il mare che si apriva a metà, lasciando libero un pezzo di terra asciutta percorribile a piedi.
Dietro di lei sentì il vento scompigliarle i capelli: «Quando avrai bisogno di mangiare, fischia tre volte rivolta al cielo e io porterò per te sulle mie ali il cibo che ti occorre».
Rassicurata e decisa a partire, Coracalì si strinse forte all’animale che si era offerto di accompagnarla e si avviò attraverso la strada lasciata libera dal mare.
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