C'era una volta, tanti anni fa, una bambina dai capelli d’oro, che si chiamava Coracalì.
Viveva su un’isola verde, in mezzo al mare azzurro. Passava le giornate giocando con le nuvole e ascoltando il vento. Beveva l’acqua limpida dei ruscelli, mangiava i frutti degli alberi e dormiva su una zattera di foglie, cullata dalle onde.
C’era una volta, molti anni or sono, una bambina dagli occhi turchesi, e il suo nome era Coracalì.
Regina, su un’isola verde, in mezzo al mare azzurro. Nuotava nell’acqua limpida, inseguendo i raggi del sole e rincorrendo i pesci. Costruiva forme nuove con la sabbia, intrecciava le foglie in lunghe collane e annusava curiosa il profumo di mondi lontani.
C’era una volta, tanto tempo fa, una bambina dalla pelle di giada, conosciuta come Coracalì.
Sola, su un’isola verde, in mezzo al mare azzurro. Sussurrava agli animali, raccontando i suoi sogni e affidandoli a loro. Guardava il mare sotto il cielo stellato, interrogava la luna e si chiedeva che cosa ci fosse al di là di quella grande distesa blu.
Un giorno Coracalì salì sulla sua zattera di foglie e disse al mare: «Muovi le tue onde e accompagnami a vedere che cosa c’è oltre l’orizzonte». Ma il mare le rispose: «La tua zattera è troppo leggera e le mie correnti la affonderebbero subito». Poi continuò: «Il mondo che tu cerchi è pericoloso: resta su quest’isola, che ti dà tutto ciò di cui hai bisogno».
Trascorse qualche giorno e la bambina dal sorriso di perla chiamò il vento: «Caricami su una nuvola e trasportami là, dove il sole compare ogni mattina». Ma il vento sibilò: «Sei troppo pesante per salire su una nuvola e il mondo che tu cerchi è pericoloso: resta su quest’isola che non ti ha mai fatto mancare niente».
Passarono i giorni e la bambina dalla voce di cristallo andò dall’animale più forte dell’isola: «Lasciami salire su di te e portami là dove il mare finisce e comincia una nuova terra». Ma la bestia sorrise: «Io sono il più forte sull’isola, ma la mia forza non è sufficiente per arrivare in quei luoghi tanto lontani. Il mondo che tu cerchi è pericoloso, mentre questo luogo ti proteggerà sempre, offrendoti tutto ciò che potresti desiderare».
Coracalì, allora, cominciò a piangere. Seduta sulla spiaggia, senza più mangiare, né bere, né dormire. Guardando l’orizzonte. Pianse un giorno intero, poi anche il secondo, il terzo, il quarto.
Pianse per dieci giorni, finché l’undicesimo giorno si addormentò.
Fu un sonno agitato, il suo. Sognò di correre sul mare per raggiungere l’orizzonte, per scoprire che cosa si celava al di là di esso. Correva sempre più veloce, senza mai fermarsi, ma quella linea lontana sembrava non avvicinarsi mai e, allora, si sentiva opprimere da un senso di vuota solitudine, da una paura ignota che la faceva piangere. Poi, all’improvviso, il mare si era aperto in un vortice che, sempre più grande, l’aveva trascinata giù, inghiottendola in un abisso cupo dove il sole non sarebbe mai arrivato.
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