7 gennaio 2004. Da qualche parte sulle Alpi francesi.
E' passata. Come una tempesta spietata e furiosa mi ha travolto. Non voglio dire banalità, ma penso che stavolta non riuscirò a farne a meno, poichè sto scrivendo solo ed esclusivamente per sfogarmi e per far passare il tempo, che sembra non scorrere mai mentre sono qui in trepidante attesa di uno squillo, di un segno di lei. Non glielo volevo neanche dare, il numero, forse per non soffrire, forse perchè mi sembrava fuori luogo chiederglielo. Perchè sapevo che domani sarebbe stato l'ultimo giorno in cui l'avrei rivista. Me l'ha scritto lei: mi ha chiesto se poteva scrivermi il suo numero sul telefono. Io ho finto di non capire, ma poi gliel'ho dato.
Ora mi accorgo che non posso fare a meno di pensare a lei. Chiudo gli occhi e inesorabilmente mi compaiono i suoi, pieni di luce che mi sorridono. Ce l'ho nella testa e per ora non mi preoccupa quello che diceva Montale in una sua famosa poesia, perchè posso ancora vederla e sognarla nitida e vivida, quasi reale, di fronte a me, e nessuna forbice riuscirebbe mai a tagliarla.
Dire che lei è bellissima, lo dicono già gli altri. Anzi no, loro dicono che è "una gran pezza di figa". E non è la stessa cosa: tra bella e figa c'è un abisso più profondo e cupo della disperazione, non meno vertiginoso della paura, terribilmente più vacuo del buio. Lei è bella. E per me è diventata sublime, se per sublime si intende "a terrible beauty".
Niente baci, niente carezze, niente di tutte quelle cose che farebbero due che si piacciono. Solamente sguardi, occhi che vibrano in sintonia, labbra che tentano di capirsi. Parole. Due mondi diversi che si incontrano per pochi giorni, per dirsi con gli occhi tutto ciò che vorrebbero fare.
Il suo incontro mi ha fatto sentire per la prima volta bis...
Trovai questa pagina ripiegata sopra il marciapiede di una stradina, probabilmente smarrita accidentalmente e scoprii questo breve brano scritto a mano, quasi senza nessuna cancellatura, con la scrittura allungata e furiosa che tradiva un disperato tentativo da parte dell'autore di mantenersi composto e lucido di fronte a un sentimento che, a quanto pare, lo stava divorando.
La raccolsi e la conservai a lungo. Ora, ho pensato di condividerla con tutti i lettori di questo blog, nella speranza che tra essi si ritrovi, leggendosi, l'autore di queste righe e magari voglia spiegarmi come sia poi davvero finita la sua storia e, soprattutto, il perchè di una così brusca interruzione nel vivo dell'impeto creativo che ha reso questo sfogo per sempre incompiuto. O se invece si è trattato solamente di un amore vividamente sognato e immaginato, interrottosi di fronte al muro concreto della realtà.
mercoledì 23 maggio 2007
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2 commenti:
"Alla fine lui si è suicidato" è la favorita tra gli scommettitori.
Dici?!
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